Finora hai ottenuto 0 punti su 0.

Il mito della rete e dei privati

All'inizio degli anni Sessanta del secolo scorso il ricercatore Paul Baran immaginò l'esistenza di reti decentralizzate che potessero sopravvivere ad un attacco nucleare. Aveva concepito un'idea che avrebbe rivoluzionato il mondo.

Paul Baran all'epoca di ArpaNetEppure un lungimirante dirigente della compagnia telefonica At&T gli disse con fare lezioso: "Reti decentralizzate? Professor Baran, lei non ha capito come funzionano le telecomunicazioni". Nel 1968, poi, Ibm rifiutò di finanziare una ricerca sul tema, sostenendo che l'idea della Rete non era sufficientemente capace di produrre profitti. Quattro anni più tardi, nel 1972, il governo statunitense propose ad At&T di prendere in mano la gestione di ArpaNet, la rete che ha anticipato Internet e che venne disegnata da Vint Cerf e Robaert Kahn. Ma i dirigenti di quell'azienda, che allora esercitava il monopolio sul mercato telefonico a stelle e strisce e che costituiva certamente la più grande compagnia della comunicazione mondiale, risposero che il progetto di ArpaNet non forniva garanzie di guadagno e che per questo motivo non avevano alcun interesse a svilupparne i prototipi e approfondirne l'idea.

In altre parole, se fosse stato per il settore privato, Internet non sarebbe mai nata. L'economista e docente alla University of Sussex Mariana Mazzuccato ha decostruito il mito di Steve Jobs, affermando che l'amministratore di Apple noto ai più per aver inventato il primo personal computer con un mouse, "senza gli investimenti pubblici enormi che stanno dietro le rivoluzioni del computer e di Internet" avrebbe fatto poco. L'attenzione per il design e la creatività di Jobs, sostiene Mazzuccato "avrebbero potuto portare solo all'invenzione di un nuovo giocattolo". "Google sarebbe dove si trova oggi senza gli investimenti finanziati dallo Stato e senza la National Science Foundation, che ha finanziato la scoperta del suo algoritmo? - si chiede in forma retorica l'economista in un articolo sul Guardian - E l'iPad sarebbe tale successo senza le innovazioni finanziate dallo Stato in tecnologie di comunicazione, Gps e display touch-screen?".

Internet, insomma, è frutto di decenni di ricerche finanziate dal governo degli Stati Uniti e portate avanti nei laboratori militari e accademici. Si calcola che un accademico su tre negli Stati Uniti abbia condotto le sue attività di ricerca grazie all'interesse di qualche pezzo del comparto industriale militare o dell'agenzia per la sicurezza nazionale. È impossibile calcolare con precisione l'ammontare dei quattrini trasferiti negli anni dallo Stato per tessere la ragnatela del Web. Si tratta di svariate centinaia di miliardi di dollari. Senza considerare l'altro alto della medaglia che si presenta spesso quando parliamo di capitalismo e praticamente sempre quando parliamo di Internet: il lavoro non monetizzato e la cooperazione sociale vampirizzata a costo zero, che nel caso di Internet corrisponde al contributo infinitamente prezioso di appassionati volontari che hanno sviluppato software e sperimentato soluzioni. Secondo alcune stime, l'investimento pubblico su Internet supera di almeno dieci volte la cifra spesa per il Manhattan Project, il programma di ricerca che durante la Seconda guerra mondiale originò la bomba atomica. 

Hai completato il 0% della lezione
0%